Guglielmo Ara

Espressione visiva

Baldacci Marco visto da Guglielmo Ara, presidente del centro artistico “Rodinò” di Napoli.

L’arte di Marco Baldacci rivela capacità di espressione e di figurazione di notevole interesse mantenendo inalterato il dettato naturalistico.
Nell’analisi dell’opera “Paesaggio Campestre”, si deduce che l’artista si esprime con stile e con compiutezza di tecnica.
La chiarezza del segno, la sicurezza della mano e la minuziosa fedeltà del particolare si fondono, con perfetto sincronismo delle proiezioni e l’equilibrio delle masse mantenendo una perfetta ottica del tema trattato di cui dinamica e il perfetto bilanciamento di luci, ombre e velature, hanno saputo trasfondere plasticità e movimento dei volumi duttile all’effetto visuale dell’opera stessa.
In essa si evidenzia una tematica leggibile e di facile interpretazione, carica di poesia che ne sprigiona una pace bucolica di sentimento e di amore, dalla quale si denota il vero intimo dell’autore che mette in risalto quanto di più bello la natura offre in opposizione del materialismo umano che col suo egoismo cerca di annullare e distruggere l’essenza del creato.

Guglielmo Ara

Lo si può considerare uno dei migliori e più preparati incisori d’Italia.
Proveniente dalla scuola toscana, il Baldacci fa veramente onore alla sua terra.
Le sue opere hanno un fascino straordinario per il loro contenuto classicheggiante.
È un profondo studioso dell’incisione, ed ogni sua opera ha dello straordinario; sono opere di pregevole valore artistico e architettonico.
Noi crediamo che il Baldacci abbia ricevuto premi ed onori, che qualsiasi Artista vorrebbe avere in questo campo duro e difficile dell’arte.
Noi crediamo di onorare il nostro centro, nominando: l’Artista Marco Baldacci “Socio onorario a vita del nostro centro, per la sua nobile arte”.

Napoli 1981


Laura Cappellini

La sicurezza esecutiva di Marco Baldacci rappresenta uno dei punti principali e più importanti della sua personalità che gli consente ogni volta di affrontare con estrema incisività le proprie raffigurazioni che sono la testimonianza di una crisi del sociale del nostro tempo della quale Marco Baldacci ci rappresenta gli aspetti più drammatici compiendo una sintesi del tutto autonoma degli avvenimenti più importanti e più decisivi della storia del nostro tempo.
Attraverso le sue opere, frutto di un lavoro che dura da parecchi anni, è possibile rintracciare la conoscenza di molteplici tecniche esecutive che Marco Baldacci riesce ad utilizzare con estrema disinvoltura, portando la propria opera a livelli altissimi con la creazione di effetti scenografici che traggono spunto da una serie infinita di elementi naturali e da una visione del tutto innaturale che ha le sue origini nella profondità dei nostri pensieri.
La figurazione naturalistica all’interno dell’opera convive con una concezione metafisica dello spazio e arriva all’individuazione estrema di una sensibile poeticità che tende alla idealizzazione di una volontà consapevole e profondamente immersa in una concezione contemplativa del reale.
La profonda indagine dei sentimenti si associa quindi ad un esemplare interesse per i fatti reali che Marco Baldacci riprende all’interno del suo mondo figurativo, inserendoli all’interno di schemi fantastici e del tutto liberi di uniformarsi in un proprio spazio esistenziale.
Il vero filo conduttore per la comprensione della sua arte pittorica, sono le sue innumerevoli indicazioni che riesce ad inserire all’interno di una composizione passando da una indicativa descrizione di base ad una rinnovata attenzione per i procedimenti che caratterizzano il processo di applicazione di elementi operanti all’interno di un’attenta descrizione tecnica e formale delle immagini entro cui ogni fattore di modularità espressiva si gestisce all’interno di una profondità spaziale che libera la resa di ogni dettaglio portando ogni valore figurativo ad un intenso cromatismo che crea di conseguenza un marcato plasticismo formale.


Luisa Crestani

La mostra permanente ad Abano Terme, del pittore Marco Baldacci ci appare quasi antologica, nel senso che riesce a darci la misura del suo operato, dai primi disegni e schizzi di quando era bambino fino ad oggi.
È chiaro che lo stile di Baldacci risulta essere ai nostri giorni quasi una sorpresa, libero e autonomo com’è da influenze e preconcetti di scuola, autentico nel modo di vedere e di esprimere.
Ci sorprende infatti che egli, pur così giovane – è poco più che trentenne – sia riuscito a tenersi lontano dalle correnti artistiche che hanno letteralmente invaso il nostro secolo e la nostra mente.
C’è al contrario, in Lui un insieme di ingenuità e di sapienza, insieme che lo porta alla ricerca di forme capaci di creare sentimenti umanissimi e sempre validi, la maternità,la dolcezza femminile, il lirismo di un paesaggio, la bellezza di una natura morta.
"E’ una pittura, la sua, che conquista immediatamente per una chiara leggibilità di linguaggio atta a creare nell’osservatore il clima della mediazione, il bisogno della partecipazione", ha scritto di lui il critico Sandro Marini.
E indubbiamente il racconto poetico delle sue opere affascina soprattutto, perché attraverso i personaggi vivi e reali delle sue tele l’artista riesce a dare al fruitore il dono della immediatezza e comunicabilità, comunicare un messaggio, e trasmettere un’emozione.
Il soggetto particolare, tuttavia, non lo interessa, concependo egli l’arte come pura forma; che cosa l’artista intenda come forma, lo si vede nei ritratti, il suo genere preferito.
Oltre ad interpretare il dramma nei personaggi rappresentati, la psicologia, i loro sentimenti, cerca di trovare e definire lucidamente la forma.
Altrettanto, non riconduce la sembianza ad un ideale unico, i suoi ritratti, pur non essendo descrittivi né fotografici, sono incredibilmente vivi e somiglianti.
Ecco perciò che le sue opere appaiono essenzialmente "classiche" non solo per quanto riguarda la struttura d’insieme, ma anche per la dialogia e la luce.
Conviene tuttavia ricordare che Baldacci non è pittore legato ad uno scema o ad una precisa corrente artistica. Tutt’altro.
A parte, la sua attività grafica e le tele a tecnica mista (spatola e pennello), meritano un cenno particolare le tele "metafisiche e surreali", in cui l’artista, attraverso la creazione di piani diversi, anche se mai concitati o confusi,mostra un assoluto dominio dello spazio a sua disposizione.
Qui le composizioni conservano un carattere poetico e solenne insieme, le figure, simili a statue o manichini hanno unitamente alle forme geometriche, il calmore dei simboli.
Ma quei simboli si materializzano, assumendo un significato nella mente dell’artista e dell’osservatore, l’irreale diventa possibile (o impossibile) realtà.


P.A. Di Martino

Il linguaggio di Marco Baldacci evidenzia e mette in luce una interpretazione cosciente della realtà continuamente rinnovata nelle motivazioni provenienti dalla quotidianità, identificandola in una narrativa attuale, fondata su evocative immagini.
Le composizioni dell’artista segnano e rispettano fedelmente la costruzione prospettica dell’elemento fisico, senza alterazioni ne metamorfosi di nessun tipo; tecnica, la sua, che non scade in imitazione fine a se stessa, ma rappresenta il punto di partenza per una profonda ed intensa ricerca introspettiva, la quale considera la matericità e l’oggettività della realtà lo stadio obbligatorio attraverso il quale poter accedere ad una dimensione costituita non più da linee e volumi, corpi e materia, ma da essenza pura, spiritualità, eteree ed evanescenti atmosfere, avvolgenti e suggestive verità.
La sua è un’arte trascendentale più che reinterpretativa che si avvale di un sapiente gioco di risonanze e messaggi.
Nella produzione del Baldacci non è raro trovare la presenza di elementi simbolici ed immagini emblematiche che hanno il potere di imprimere energia, forza e vigore di contenuti, in una cornice di autentica umanità.


Isabella Donfrancesco

Nella fiabesca pittura di Marco Baldacci l’innegabile fardello di verità e di storia.

Già da tempo al vertice di una carriera, quella dell’artista, che non ha tuttavia, limiti, Baldacci non finisce mai di stupirci per il suo eclettismo, per la versatilità con cui crea e distrugge forme dalla natura arcana, misteriosa, inumana, nelle apparenze, quanto umana nei contenuti.
La sua profonda attenzione rivolta ai problemi dell’inconscio, come spettro della nostra personalità, porta, spesso, l’artista ad indugiare su temi di matrice fiabistica, componendo e scomponendo i pezzi dell’arcano disegno della vita.
La fiaba, talvolta interpretata alla Bosch, porta con sé il suo innegabile fardello di verità e di storia; le sue immagini mostruose e deformate dall’ottica individuale, sono frutto di stratificazioni avvenute in miliardi di secoli e, pertanto, tendono a rappresentare quella grande iniziazione e quel grande esorcismo che sono la vita e la società.
Dove non compaiono figure deformate dalla loro funzione allegorica, troviamo, sovente, il paesaggio.
Ma, anche in questo caso, non siamo molto lontani dalla rappresentazione fiabesca.
Sul piano della tecnica, possiamo notare che Baldacci fa spesso uso della spatola, con colpetti magistralmente dosati; il colore è deciso, vivo, sapientemente ombreggiato.
Quanto a premi e riconoscimenti, si può dire che Baldacci ha avuto molto di tutto ciò, oggi, si possa ambire.
Pochi giorni or sono gli è stato conferito anche il premio internazionale dedicato a Toulouse Lautrec a Parigi.
Le motivazioni di tanti e tali consensi sono svariate, ma la principale risiede nell’estro e nell’abilità con cui, attraverso immagini di fiaba, Baldacci vive e rivive, ogni giorno, il dramma umano.


Lino Malacarne

Internationaler Preiss Der Stadt Bern

Il giorno 10 ottobre 1978, è stato conferito, presso il salone del consiglio del patriziato del casinò di Berna, il premio “ Città di Berna”, al pittore Marco Baldacci.
Pittore di non comune talento, Maestro d’Arte, pluripremiato in Italia e all’estero, membro e socio di diverse accademie, ha fatto dell’arte la sua prima ragione di vita.
Raggiunta ormai la notorietà, le sue opere vengono contese da un intenditore all’altro.


Don Ermanno Maidani

dall’opera "Il viale del tramonto "

Sulla linearità mite d’autunno trasale con un brivido di luce il volto assorto delle piante.
Dalla figura agile del fusto parte a raggiera l’antica storia della parabola vitale.
Sopra si apre il cielo libero dal tempo.
Sotto la vecchia terra è rivolta verso le luci vive di nuovi approdi

dall’opera "Aia con carro "

L’antico carro dalle grandi ruote che odora ancora di fieno, attinge la calda luce dall’azione vitale lungo le luci sublimate e le palpitanti ombre del viale vellutato di campagne, per un perenne cammino, aperto al cuore della natura.
Così l’impavide serenità dell’anziano ricurvo apre il cuore alla luce della vita che sale dalla terra.

dall’opera "Il viale del tramonto"

Sulla linearità mite d’autunno trasale con un brivido di luce il volto assorto delle piante.
Dalla figura agile del fusto parte a raggiera l’antica storia della parabola vitale.
Sopra si apre il cielo libero dal tempo.
Sotto la vecchia terra è rivolta verso le luci vive di nuovi approdi

dall’opera "Aia con carro"

L’antico carro dalle grandi ruote che odora ancora di fieno, attinge la calda luce dall’azione vitale lungo le luci sublimate e le palpitanti ombre del viale vellutato di campagne, per un perenne cammino, aperto al cuore della natura.
Così l’impavide serenità dell’anziano ricurvo apre il cuore alla luce della vita che sale dalla terra.


Vitulio Margaritelli

Una varietà cromatica involge la figura proiettandola in una posizione di primo piano imprimendole un’incisività visiva immediatamente captata dai sensi.

Forma e colore: una fusione perfetta che esprime l’essenzialità della pittura di Marco Baldacci.
Una tecnica finemente elaborata che mi ha profondamente colpito.
Con un certo stupore mi sono trovato al cospetto di una tradizionalità nell’arte che in un interprete dei nostri giorni non supponevo.
Marco Baldacci delinea il disegno, costruisce la figura con una rigorosa osservanza delle regole anatomiche, la rende viva esprimendola in una dimensione che va oltre lo spazio in cui è circoscritta, poi distribuisce il colore e questo si trasforma in luce.
Una emanazione di fasci illuminanti, vividi o lievemente sbiaditi, splendenti del chiaro o velati dal gioco delle ombre, in armoniosi passaggi di tonalità diverse.
L’opera è lì, vibrante di accenti caldi e persuasivi.
Una varietà cromatica che involge la figura e la proietta in una posizione di primo piano che imprime una incisività visiva immediatamente captata dai sensi.
Meraviglia ed estasi si alternano e ci sospingono sull’orlo di una profondità che ci avvince e suscita il desiderio del bello, imprime la sensazione dell’incommensurabile e ci trasferisce nell’indefinibile.
Da questa profondità sale in spire melodiche un dolce canto poetico, umano e passionale, un invito alla riflessione in una sosta tranquilla e riposante.
Perché indubbiamente l’arte di Baldacci, il suo modo di dipingere,i temi che predilige sono la trasposizione sulla tela di quei turbamenti dell’animo originati da quelle necessità ancora desiderate ed ambite, che il convulso ritmo dell’esistenza odierna non può comunque distruggere.
Sono l’anelito della bellezza nelle sue forme positive, l’aspirazione alla perfezione concretizzata nella armoniosità di una figura palpitante di vita.
Eccezionale e stupefacente è lo sviluppo tematico di questo artista che raggiunge un alto lirismo quando esprimendosi con il nudo femminile, motivo prediletto e ricorrente nelle sue tele, usa il linguaggio dell’arte pura per rivestire le forme muliebri di un candore di bellezza sottolineato dalla luminosità del colore che trasmette alla carne il palpito della vita.
Ed ancor più stupisce l’esposizione pudica del nudo che non alimenta la bramosia del desiderio, non favorisce l’insorgere della sensualità ma annulla la morbosità della concupiscenza in una trasparente purezza.
Arte, dunque, nel vero senso della parola.

Vitulio Margaritelli

…Mutevole in ogni soggetto, pur evidenziando in ciascuno la sua personalissima tecnica ed inconfondibile stile, affronta con diligenza e svolgimento superbo tematiche diverse, ognuna fissata in caratteristiche eccezionali; così il dolcissimo sorriso della madre amorosamente piegata sul figlio, i volti umani solcati dai segni delle passioni, delle sofferenze, dei sentimenti, il paesaggio che al senso della profondità congiunge la nitidezza dei particolari, le figure del mondo animale e ancora scorci di natura soffusi di una speciale poesia e le evasioni verso l’infinità dello spazio.
Considerevoli i suoi studi grafici nell’acquaforte e puntasecca, per l’incisività del disegno,la nitida tratteggiatura, le luci ed ombre equamente distribuite nel tema.
Dato il continuo affinamento dei mezzi espressivi ed il sensibile processo evolutivo, Marco Baldacci manterrà tutte le promesse espresse dalla sua arte.
Quando se ne possiede così saldamente il senso, le difficili mete sono sempre raggiungibili e tutto questo è racchiuso nella sua ansia del migliorarsi e del rendersi sempre più interprete delle intime aspirazioni.
La sua versatilità e la comunicabilità sono prove irrefutabili della sua bravura d’artista.

Vitulio Margaritelli

Per Marco Baldacci la pittura liricamente figurativa è una scelta consapevole della sua sensibilità, il dato di una spontanea ispirazione formale e coloristica.
Le idealità umanistiche in lui sono fuse alla concezione classica della bellezza e della perfezione.
Se oggi c’è in arte un ritorno al figurativo, la cosa non può che giovare a un pittore che figurativo s’è sempre considerato per intima adesione del sentimento.
La pittura di Baldacci si impone per la limpida tecnica compositiva, per un puntuale riscontro tematico e psicologico, per una ricerca estetica assidua, dettata da salde convinzioni morali e da profonde ragioni interiori.
Le sue opere ci fanno riscoprire, sommersi oggi da molteplici forme di falsa cultura e di speculazione commerciale, un genuino sentimento della bellezza e dell’esistenza umana.
Tutto ciò ci spiega le numerose affermazioni del pittore fiorentino in mostre importanti e in concorsi di rilievo.
In altre opere recenti egli ha mostrato di saper trovare sviluppi simbolisti, dando alla sua arte un impronta apertamente surrealista.
Riconosciamo tuttavia in queste opere la fondamentale matrice figurativa e per questo vengono a porsi come una conquista di nuovi spazzi e di nuove tematiche nello stesso tempo che rappresentano fattivi sviluppi di una mai ricusata ispirazione classicistica.
Arricchisce la sua produzione un numero considerevole di disegni che dimostrano una particolare competenza grafica.
Non è l’inedito che conta per l’artista, perché allora dovremmo accettare qualsiasi stravaganza, bensì la validità dell’espressione.

Vitulio Margaritelli

Ero venuto a conoscenza che a suo tempo, nel veneto Marco Baldacci, in più occasioni si era dedicato anche alla illustrazione di copertine varie e libri di fiabe.
Il noto pedagogo Rosario Piccolo stava andando in stampa con il suo libro "Gli Scherzi dell’Airone" e stava cercando un artista che lo illustrasse interpretando i vari argomenti.
Interpellato Baldacci accettò di buon grado.
L’opera realizzata in volume da "Il Capidoglio Editrice", curata con impareggiabile tecnica e particolare sensibilità da Vincenzo Morra, risultò perfetta e completa; una copertina policroma e veramente fiabesca e disegni nel testo dove Marco Baldacci aveva posto la sua prestigiosa firma, su di lui bisognerebbe tessere un discorso a parte per la perfetta esecuzione e la precisa caratterizzazione degli argomenti che ciascuna illustrazione contiene, mi ha attratto e costretto alla riapertura di un dialogo con l’autore che di solito, in casi simili evito considerando una prefazione come una trattazione conscia, ma sufficientemente valida a stabilire quel primo e necessario contatto tra autore e lettore.

Vitulio Margaritelli

…E’indubbio che l’esperienza fiorentina ha lasciato un profondo solco nella personalità di Baldacci; esperienza che continuamente rivive e si ricrea nella bellezza formale delle sue opere.
Non ha mai cercato, l’Artista di celare l’incompetenza sotto le mentite spoglie di chi sa quale corrente informale, né ha mai tentato di aderire alle forme ultra moderne che hanno invaso la nostra epoca.
Buon pittore è, e buon pittore dimostra di essere, perfettamente a conoscenza dell’anatomia umana, dell’arte del disegno, delle tecniche coloristiche.
Perciò nessuno stupore, per quanto potrebbe risultare spontaneo, trovandoci davanti ad un suo nudo: l’armoniosità della figura, il modellato perfetto, il segno sicuro e incisivo che contorna e dinamicizza sapientemente le masse, il cromatismo caldo e avvolgente che trapassa dai toni bruciati a bagliori luminosi che trascorrono sulle carni facendole prepotentemente emergere.
Ma non è assolutamente una ricerca sensuale quella che determina questa sua predilezione per la ritrattistica femminile; la figura muliebre diviene pretesto e mezzo per esplicare a pieno l’aspirazione alla bellezza, concepita classicisticamente come purezza e perfezione.
Usufruendo della sua grande versatilità artistica, Marco Baldacci non limita la sua attività alla rappresentazione femminile e ai ritratti per altro molto richiesti, ma con felice disinvoltura si cimenta con altre tecniche, quali la spatola, il disegno o l’incisione su vari metalli, anche su foglia oro.
Ecco allora come si concretizzano armoniosi paesaggi creati dalla vibrazione di caldi colori autunnali, in cui le piccole tessere cromatiche, realizzabili con l’uso della spatola finemente trattata, formano l’accordo tonale e, dalla composizione modulata sulle vibrazioni coloristiche spira un gioioso sentimento campestre, un dolce canto poetico, umano e passionale; un invito alla riflessione in una sosta tranquilla e riposante.


Sandro Marini

Nel veneto una ventata di pittura classica

Scrivere oggi, alle soglie del 1972, di un pittore appena trentenne si pensa che richiederebbe per prima cosa un nutrito bagaglio di conoscenze specifiche alle innumerevoli correnti che hanno animato e infittiscono sempre più il largo panorama della pittura del nostro secolo.
E’ arduo infatti il compito di chi deve barcamenarsi tra una miriade di mode culturali, di tematiche retoriche e di tecniche figurative.
Visitando lo studio di Marco Baldacci ci accorgiamo immediatamente che tutte le cognizioni delle copiose esperienze pittoriche nell’intero arco del Novecento possiamo comodamente lasciarle alle nostre spalle.
Troviamo una pittura genuina, senza i condizionamenti e senza precisi influssi né di fattive né di velleitarie correnti moderne.
La pittura di Baldacci è ancorata ai modelli e alle ispirazioni del classicismo e di esso ci propone gli splendori, l’armonia, la suggestione.
Un racconto svolto entro gli aloni del sogno.
Di lui giustamente ha scritto Walter Benecchi, definendolo "pittore per inclinazione naturale".
< La sua pittura – prosegue il Benecchi – è chiarezza, semplicità logica, profondità spirituale. La sua poetica, fatta di toni ben calibrati negli accostamenti, trova lo spicco più significativo nelle figure, per purezza di forme e atteggiamento >.
Cerchiamo ora di afferrare, attraverso brevi cenni biografici, le motivazioni istintive e l’itinerario ideale della sua esperienza pittorica.
Marco Baldacci è nato a Bolzano il 7 Dicembre 1941 da padre toscano e madre veneta (Venezia).
A Firenze ha coltivato la sua innata passione per l’arte e le sue frequenti visite agli Uffizi e agli altri musei cittadini ne sono una prova significativa.
Ha cominciato così, in questo profondo amore per le opere immortali del passato, ad avvertire l’esigenza di esprimere un suo mondo poetico, cimentandosi coi pennelli a dar vita concreta alle immagini della sua fantasia. Da quattro anni egli vive ad Abano Terme, dove ha ripreso l’attività artistica accanto a quella commerciale.
Molti sono i riconoscimenti e gli attestati di stima che sona andati al bravo pittore. Diversi ritratti sono stati richiesti a lui da estimatori italiani e tedeschi. Sono ricercati i suoi paesaggi, le nature morte e le vedute di città, la sua prima veduta di Venezia gli venne commissionata da New York all’età di quindici anni.
Degna di rilievo la sua versatilità artistica. Con molta perizia egli dipinge anche su piatti, anfore e vasi di ceramica ed inoltre si è rivelato apprezzato scenografo di cartelloni cinematografici.
Passiamo intanto ad analizzare la pittura del giovane artista di origine fiorentina.
In essa troviamo quella serenità, quell’equilibrio che sono doti evidentemente classiche. Da essa affiora una notazione di incantata idealità evocativa,una suggestione di epoche andate, una sapiente armonia di toni e di timbri. L’artista propone gli oggetti della rappresentazione come sospesi entro una atmosfera emotiva di allusioni poetiche.
Le figure sono ben definite e rivelano una cura attenta e amorosa; la linea incide i contorni e li definisce; il colore, di impasto classico, ha tonalità scura e l’intensità, la consistenza cromatica della terra bruciata.
La luce, in funzione della penombra, crea un gioco suggestivo di fervido chiarore e di sapienti riflessi. La tavolozza offre tuttavia una suadente gradazione di chiaroscuri e di morbide sfumature.
Il risultato è una pittura chiara e leggibile, con un suo messaggio poetico aperto e caldamente comunicativo e non si avverte la corrosione di problematiche intellettualistiche od esistenziali. Rintracciamo senza dubbio una fondamentale componente umanistica frammista ad una intima ispirazione romantica.
Accanto alla elaborazione amorosa della composizione, alla delicata finitezza del disegno ed alla lirica compostezza di accordi cromatici e di lievi passaggi di sfumato, si colgono spesso una nota ed un effetto drammatici, ove le figure vengono maggiormente investite dalla luce, conferendo dinamica concretezza ai drappeggi, ai volumi e alle carni. Allora i volti, pur nella loro contemplativa sospensione, offrono un profilo più accentuato e più mosso.
La pittura di Baldacci evoca la linea figurativa del Tiepolo e , meno accentuata la dinamica propensione del Caravaggio.
Abbiamo citato il Tiepolo al quale, se ci si permette il confronto, possiamo accostare la struttura dei corpi femminili allontanandosi dal grande modello per una meno esuberante corposità dei volumi.
Volendo infine proporre un accostamento ad un artista contemporaneo suggeriamo la grazia semplice di stampo classico del più dolce figurativismo di Annigoni.
Analizziamo brevemente la tela raffigurante una maternità.
Da un fondo scuro, di tonalità densa di terra d’ombra, emerge, sbalzata dalla luce, la madre in amoroso colloquio col bambino. La luce che proviene da un lato, determinando le figure con precisi contorni, accentua un rosso caldo che l’artista ottiene dall’accostamento della terra d’ombra e il rosso vermiglio.
Una viva accensione cromatica evidenzia le carni delle mani e del petto della madre e quelle del bambino. I volti invece sono illuminati di riflesso da una luce filtrata: quasi magica evocazione di un sentimento profondo di dolcezza e di poesia.Un nostalgico moto dell’anima è impresso nel volto della madre.
Nella "figura di donna" troviamo una variabile cromatica, rappresentata da una più intensa accentuazione della luce e da un più acceso evidenziarsi dei riflessi. Le carni sono meglio illuminate, quindi più esposte e più risaltate, al di fuori dell’abito dal ricco drappeggio. La sorgente luminosa proviene dall’alto e investe la figura di sbieco, creando maggior rilievo al centro e degradante su un fianco di penombre. Sul volto si intrecciano esili riflessi di biondo e riverberi argentati. Il corpo, modellato con squisita perizia anatomica, mostra nude le carni del busto, pervase come sono da una vaga suggestione di morbida sensibilità.
Di fronte a una pittura ancorata per tanti versi alle idealità del passato, dinnanzi ad un prodotto che è il frutto della profonda sensibilità umana dell’artista, ci chiediamo fino a qual punto un’arte del genere è accettabile oggi, dopo la complessa evoluzione estetica del nostro Novecento.
Questo interrogativo rivolgiamo al Baldacci stesso e gli chiediamo se le sue creazioni vivono e si incontrano nella società contemporanea.
Egli ci risponde in questi termini: " Oggi non più, perché i mutamenti dei tempi hanno comportato la trasformazione dell’individuo e l’abbrutimento dell’esistenza; hanno alienato l’uomo e questi non riesce più a vivere una vita naturale e genuina. Oggi l’esistenza è il prodotto di degradanti sovrastrutture sociali, venute dai condizionamenti della meccanizzazione, dell’arrivismo, dell’ansia di una società che ha smarrito la misura dei valori umani e morali ".
Diamo atto alla sincerità di questa affermazione che, tutto sommato, è coerente al contesto e alla tematica di un artista che ricrea con la sua opera quel mondo di grazia non più rintracciabile nella vita contemporanea. E’ un sogno che si concretizza esclusivamente sul piano estetico.

Padova 1971

Sandro Marini

Mentre all’ultima biennale di Venezia sembrava che in più di una occasione l’arte figurativa si perdesse nello sterile non senso delle avanguardie, nel gesto gratuito e mistificatorio di qualche bizzarro pseudo-artista, mentre si verificavano squallidi episodi ad opera di alcuni tristi scellerati che calpestavano brutalmente ogni contenuto umano e morale, in altri ambienti della cultura contemporanea si perseguivano più solidi obbiettivi estetici e più edificanti contenuti morali. Si principiava ad allestire, ad esempio, a Roma il IV trofeo internazionale di pittura e scultura "La Stanza Letteraria", sotto gli auspici del fondatore stesso della illustre rivista, il professore Vincenzo Morra.
Ai primi di Dicembre la grande mostra era pienamente allestita con la partecipazione di validi e benemeriti artisti italiani e stranieri e la giuria concludeva i sui lavori in un clima di franca imparzialità e di vivissimo interesse da parte di qualificati organi della stampa, della cultura e di un numerosissimo pubblico di intenditori. Noi che non disdegniamo le più fattive e avanzate correnti figurative contemporanee, abbiamo tuttavia accolto con piacere sincero la notizia che alla importante rassegna internazionale partecipava un giovane artista di Abano Terme, del quale ho scritto or è un anno, il pittore classico Marco Baldacci. Non a caso abbiamo scritto pittore classico, perché la fondamentale matrice di Baldacci è da rintracciare in una profonda ispirazione figurativa, in ben radicate convinzioni morali e, soprattutto, in una puntuale, oggi tanto rara, competenza, pittorica coloristica e rappresentativa.
I suoi nudi possono sembrare figurazioni di un’altra epoca, ma hanno il raro pregio della bellezza e l’incanto meraviglioso delle creature perfette e possiedono le qualità di essere stati plasmati da un artefice che stranamente conosce l’arte del disegno e più ancora del pennello.
Baldacci, del resto, a tempo debito, ci ha dimostrato di non essere da meno di tanti altri, quando si è cimentato nelle forme e nella maniera di una pittura genuinamente contemporanea a ha rilevato doti di particolare interesse nel campo della grafica.
Al IV trofeo internazionale de "La Stanza Letteraria", tuttavia, le sue opere di schietto figurativismo hanno incontrato un favore ed un entusiasmo di consensi che l’autore non avrebbe mai sperato. La giuria, presieduta da Luigi Servolini e composta da valenti studiosi, tra i quali Nicolò Vivona, V. Margaritelli, Guidi, Ermocida, Calandrino, Rizza, ha conferito a Marco Baldacci un diploma d’onore e una coppa per premiazione.

Sandro Marini

Pittori Veneti

Eugenio da Venezia, Gianni Longinotti, Marco Baldacci

…Marco Baldacci, il più giovane, è senza dubbio il più legato alle idealità e ai canoni di un mondo rappresentativo umanistico e tradizionale.
Un alone di luminosa classicità contraddistingue le sue figure femminili della prima maniera, i suoi nudi tersi di colore, di luce finemente disegnati.
E’ una pittura, la sua, che conquista immediatamente per una chiara leggibilità di linguaggio atta a creare nell’osservatore il clima della meditazione, il bisogno della partecipazione.
E’ nella preziosa e raffinata finitezza del disegno, nella melodiosa e lirica compenetrazione di forme e colore, nella tersa e luminosa ispirazione psicologica, nella puntuale aspirazione verso un incontaminato ideale del bello la più significativa essenza dell’arte di Baldacci?
E’ qui la fondamentale distinzione delle sue tele: esse suscitano un’aura incantata di sogno, conquistano per il fascino suggestivo di un palpitante sentimento cromatico e musicale.
Pertanto riteniamo del tutto naturale domandarci a cosa tende una così fatta pittura in un epoca in cui il figurativismo tradizionale è stato in mille modi frantumato nelle molteplici esperienze delle scuole novecentesche e negli sperimentalismi informali delle più recenti avanguardie.
Premettendo che per il giovane artista il classicismo figurativo pur esprimendo una connaturata adesione del suo sentimento estetico, non è veramente fine a se stesso, non è soltanto statica contemplazione, ci sarà lecito rilevare quelli che si presentano già come poli traenti della meditata ricerca espressiva di Baldacci.
Le tele dell’ultima produzione tendono a stemperarsi in più dinamiche contrapposizioni I della linea, in più drammatici accostamenti di oggetti, in più contrastanti giochi di colori; tutti elementi atti a rilevare in forti toni cromatici la consapevolezza della drammatica sostanza di cui intessuto il quotidiano divenire contemporaneo.
Possiamo contare sui frutti futuri di questa stimolante equazione estetica per il fatto, indicativo e a tal proposito determinante, che Baldacci si avvale in partenza di una rara competenza, grafica, pittorica, coloristica e rappresentativa.
Il futuro di Marco Baldacci è proprio qui: le fondamenta sono solide, il gusto del bello e una sensibilità genuina possono presentarsi come elementi portanti di un edificio ricco di concrete promesse.

Sandro Marini

“Il pittore di oggi ha sostituito alla realtà il sogno malato di essa.
Per non guardare un mondo terrificante come il volto della Gorgone ha inventato l’ermetismo".
Giusta la formulazione, di qualche decennio fa, di Leonida Rapaci che si è rivelata oggi profetica se consideriamo la vacuità in cui si dibattono le inconsulte mode figurative, senza nessuna parvenza di credibilità estetica.
La modernità e i segni del tempo non giova cercarli come il fine assoluto dell’arte, l’attualità non consiste in un ripudio iconoclasta della tradizione, perché la sensibilità del presente vive in ogni vero artista, per il fatto che l’artista, come uomo, è parte integrante della vita sociale contemporanea.
Noi crediamo ancora al potere di mediazione dell’arte, perché crediamo ancora ai valori della cultura e dello spirito e all’artista domandiamo innanzi tutto la sincerità, perché solo così egli ci reca i segni veritieri del tempo in cui vive e delle individuali esperienze umane.
Gli uomini che hanno il dono della poesia sono meritevoli della nostra riconoscenza per l’inestimabile contributo di elevazione spirituale che ognuno secondo le proprie capacità espressive, ci elargiscono.
Tra essi collochiamo Marco Baldacci che si presenta per la circostanza in veste di incisore.
Pittore dalla complessa personalità, ci fa sempre respirare un alito luminoso di calda classicità e di eleganti campiture coloristiche rinascimentali, non disgiunte di frequente da fantasiose e suggestionanti movenze surrealistiche.
Egli peraltro si rivela particolarmente agguerrito nella tematica del disegno, che ha sempre coltivato con minuziosa cura analitica, e di recente ha dato sorprendente prova delle sue qualità espressive e della sua perizia grafica in un ampia serie di incisioni su zinco, dalla punta secca all’acquaforte.
Da una parte sereni paesaggi e gli spaziosi viali alberati che mostrano con dovizia di particolari una lussureggiante visione della natura, dall’altra le puntuali notazioni psicologiche dei nudi e delle figure plasticamente rilevate o le libere fantasie surrealistiche si avvalgono di un segno chiaro, dinamico e incisivo.
La luce vivida e la sapiente resa chiaroscurale arricchiscono il fascino delle sue raffinate composizioni.


Vilio Marli

Guardare i dipinti di Marco Baldacci, è come tuffarsi in un mare di colori.

Al punto in cui l’arte di Marco Baldacci è giunta, ben poco c’è da aggiungere a quanto è stato già scritto da altri critici.
I riconoscimenti tributatigli in questi ultimi tempi valgono da soli più di qualsiasi altro discorso.
Ma non ci si può liberare da quel senso di entusiasmo che ci prende quando ci si offre ancora l’occasione di sostare di fronte alle sue opere, di spingere lo sguardo nella profondità dei suoi quadri.
E’ come tuffarsi in un mare di colori, sentirselo penetrare nei pori e nell’abbraccio pieno di freschezza perdere il proprio peso, abbandonarsi e fluttuare a pelo d’acqua con gli occhi fissi sull’infinito e nelle orecchie la melodia e il ritmo di un canto poetico.


Vincenzo Morra

Una collezione d’arte che ha fatto andare in visibilio gli intervenuti al vernissage. Settantotto le opere esposte.

La galleria d’arte "La Stanza" è divenuta in questi giorni un punto d’incontro e l’ideale luogo di appuntamento per gli amatori d’arte e la critica, interessati alla tecnica artistica e alla ricca tematica svolta con eccezionali mezzi espressivi dal giovane artista Marco Baldacci.
Settantotto opere, letteralmente gremiscono le pur spaziose pareti e permettono, nella considerevole varietà e vastità dei temi (paesaggi, figure umane, nudi, nature vive e nature morte ,fiori, animali, oggetti, ecc.) e nelle diverse esecuzioni tecniche, tutte di eguale valore, una precisa valutazione dell’arte di questo versatile pittore.
In questa "personale" particolarmente frequentata fin dal giorno del vernissage, 8 Maggio 1973 avvenuto al cospetto di un pubblico numeroso e altamente qualificato, e che vedrà la sua conclusione il giorno 22 dello stesso mese, dimostra pienamente la poderosa volitività che imprime al suo lavoro, copioso e instancabile, un energia insolita e il desiderio, mai pienamente soddisfatto, di raggiungere in una maniera sempre più eloquente e persuasiva la perfezione dell’esecuzione e l’esatta interpretazione di quanto in lui fermenta e si agita.
Dalla tecnica mista alla spatola, al pennello, alla stessa grafica largamente rappresentata in questa mostra; dal mini formato alle dimensioni di maggiore estensione, quindi di più ampio respiro, il pittore primeggia in una panoramica doviziosa di spunti dall’accento lirico che coglie di sorpresa l’ammiratore e lo immerge nel significato profondo di un arte d’immediata percezione.
All’intimo significato Marco Baldacci aggiunge una personale interpretazione che spazia in un vasto orizzonte e si estende in un infinito campo tematico, molto sentiti i problemi attuali, tradotto sulla tela con il colore, senza preferenze di tinte, dai sorprendenti effetti di luce, le figure delineate, le profondità ed i particolari ben marcati e il tutto fuso in un’armoniosa visione d’insieme.
Quanto anticipammo in un precedente contatto con l’artista è oggi confermato dalle mete raggiunte in un tempo relativamente breve.
Il suo inserimento nel mondo dell’arte e soprattutto la sua singolarità poiché è evidente nel Baldacci una propria intuizione, parlano un linguaggio eloquente e si faranno garanti di una prosecuzione del discorso in toni sinceri, positivi e convincenti.
Il successo riscosso da questa mostra e l’unanime consenso della critica, rappresentano sotto un certo aspetto l’affermazione dell’artista.


Anotnio Oberti

Oltre ad una poetica sensibilità per la rappresentazione naturalistica, per la figura umana e il ritratto, l’indagine di Marco Baldacci si spinge da diverso tempo alla rappresentazione della realtà esistenziale e sociale contemporanea, affrontando così le più drammatiche problematiche del mondo moderno.
Seguendo questa direttiva egli si è sempre prefisso di portare avanti, durante un’attività artistica più che trentennale, un’indagine autonoma e personale, senza lasciarsi coinvolgere da influssi e modalità delle più svariate correnti del momento.
I vari mutamenti delle sue tecniche e dei suoi stili ci fanno comprendere tutta la ricchezza del suo spirito inquieto e indagatore.
Ed è importante ricordare come il figurativo classico, l’impressionismo, il cubismo, l’astrattismo e il surrealismo si siano amalgamati e completati attraverso la contemplazione del paesaggio e la celebrazione della vita.
Così interrogando la tela con lucida consapevolezza ed innestandovi le sue riflessioni, le sue esperienze sono diventate del tutto personali e soggettive, si sono proiettate nella realtà e nell’inconscio rivestendo ogni soggetto di colori caldi, ricchi di suggestioni e di mistero.
La sua sicurezza e maturità ci pare venga proprio dall’impronta realistica oggi sempre presente, seppur proiettata su diverse interessanti interpretazioni.
Ricchi di spunti umani e sociali, la grafica, l’incisione e il colore tendono spesso a idealizzare e sovente a rendere surreali i suoi soggetti: esistenziali figure femminili, fiori, paesaggi, nature morte e vive assumenti un particolare valore.
È questa, per Baldacci, l’epoca della volontà e del sentimento: azioni a volte contestative che non agiscono, tuttavia, attraverso l’esasperazione ma diventano stimolanti indicazioni della sua libertà e dei suoi giudizi rivelatori della sua individualità.
Egli ci appare, oltre che testimone consapevole del nostro tempo, un ricercatore di sogni magici e di realtà, sempre in perfetto accordo tra la visualità e il rigore formale, tra le vibrazioni della materia pittorica e grafica e la dolcezza della luce, viva e comunicante.

Roma 1988


Fernando Pilli

Marco Baldacci ha già un suo linguaggio internazionale, perché segue una strada luminosa, classica, figurativa per eccellenza, derivata con palmare evidenza dalla tradizione di Firenze, culla dell’arte, ove si formò artisticamente.
La ricerca raffinata del (nudo femminile) o del ritratto, con uno studio accurato della fusione del colore nella radiazione della luce, trae linfa che lo soddisfa pienamente, forse di più dell’astrattismo e surrealismo, di cui alimenta gli stimoli più recenti, con successo.
Il passaggio alla (paesaggistica), che coglie nei rari momenti di incanto (…il bosco settembrino, le criniere al vento di veloci cavalli…) è a portata di mano.
Anzi, non si accontenta di stilizzare o rimpicciolire le proporzioni onde arrivare alla preziosa miniatura, ma si impegna a rapportarle in dimensioni notevoli su tele grandiose, che permettono di far vedere come la sua pennellata sia tutto uno (sfarfalleggiare) di vezzosi tocchi.
I vegetali e gli animali, sono racchiusi nel mondo a loro connaturale, posti liberamente,nel (tralucere) dell’essere con proprio linguaggio di pienezza, perché immersi ed integrati al (mondo –circostante).
E poiché ricorre il 750° anniversario del “Cantico delle Creature”, ossia “della Gioia”, mi torna pressante il rimando a Francesco d’Assisi, che diventa analogato principe per taluni aspetti della pittura di Marco Baldacci, quando riferisce con soffusa poesia sull’arte-natura.
È tutta un’espressione organica, definita adeguatamente per il suo carattere comprensibile, gagliardo o delicato, dai segni netti.
Si possono ammirare mondi, che pure hanno un nome ed una realtà geografica, favolosi e sognanti,senza trasmodare nell’ormai tramontato Romanticismo, lacrimoso – dolciastro.
Per quanto attiene alla (grafica), egli entra con una sua tecnica in cui l’essenza del (segno a punta secca), compare come espressione di eleganza stilistica per dinamicità di tensione spirituale dentro ai nudi, per il (dolce favellar) del bosco trepido e gustoso, e per l’incanto di un certo surrealismo, moderato, intuitivo.
Dopo lusinghiere e numerose premiazioni, altre affermazioni lo attendono, perché è uno strenuo lavoratore che fa (danzare il braccio al seguito della mente illuminata dal continuo sfavillio delle Muse).


Silvana Wellier Romanini Jacur

Marco Baldacci con le sue due ultime serie di preziose incisioni, dà una misura di consumata sapienza, sia nell’immagine ricca del vero, che nella sintesi simbolico surreale.


Giuseppe Luigi Serra

Un artista al quale è stato conferito il diploma di Maestro d’Arte Honoris Causa e medaglia d’oro.

La fondazione fra Poeti, Scrittori, Pittori e Giornalisti per la pace nel mondo, ha conferito una medaglia con diploma di Maestro d’Arte Honoris Causa, al pittore Marco Baldacci.
Artista giovane e dotato di un senso non comune del colore e di un particolare stile pittorico, trasporta sulle tele la lucentezza e il nitore del disegno ammantandoli della vivacità di una gamma di tinte calde, soffuse di profonda poesia.
Sorprendente è la spiritualità espressa in ogni tema e l’agitarsi delle sensazioni che lo turbano e dei tanti problemi del presente che situano i suoi dipinti al disopra di una semplice rappresentazione figurativa.
Una fusione perfetta tra disegno e colore, una tecnica perfezionata, decisamente voluta, una scala di sfumature tenui o violente comunque sempre cromaticamente limpide, chiare, sicure; non un misto di colori ma una sapiente disposizione degli stessi, intelligentemente usati fino al raggiungimento dell’effetto desiderato; un tema ben preciso in ogni dipinto, un pensiero che si materializza nel disegno, che prende forma e dimensione nel colore.
Questa in sintesi è la pittura di Marco Baldacci.
La sua produzione pittorica è notevole quanto varia, con una predilezione per il ritratto e la rappresentazione delle forme.
Eccellente la decorazione artistica su ceramiche eseguite con raffinato gusto estetico.
Vastità di soggetti dal paesaggio alla natura morta, alle panoramiche di città. Ne poteva essere altrimenti.
Leggendo infatti le sue note biografiche apprendiamo che dalla nativa Bolzano si è trasferito in tenera età a Firenze dove ha potuto coltivare la sua naturale inclinazione per l’arte frequentando i musei e le gallerie e studiando da presso i capolavori dei Grandi Maestri.
Innumerevoli le collettive cui ha partecipato con successo.
Degno di nota il consenso di critica e di pubblico ottenuto a Roma alla galleria "La Stanza" in occasione della sua prima personale in questa città.
Tra i molteplici premi ricevuti il nuovo riconoscimento, ambito e meritato, è anche uno sprone alla sua arte perché ci elargisca sempre nuove opere, e quindi nuove sensazioni, con l’augurio che le stesse gli valgano ancora meritati consensi e successi.


Susanna Verzola

Nella grafica ritroviamo il segno inciso e sicuro, il perfetto equilibrio nel dosaggio chiaroscurale, la tranquilla sicurezza nell’espressione di un arte ormai apertamente dichiarata.
Tutto questo giustifica pienamente le numerosissime affermazioni dell’Artista in mostre importanti e in concorsi di rilievo.
Citiamo, tra gli altri i l primo premio”La Stanza Letteraria”
Nel ’72 e nel ‘73 a Roma, il ”Marc’Aurelio d’oro” dell’aprile del ‘74 sempre a Roma, nello stesso anno il ”Gran Premio dei Giovani” a Belluno.
Ultimamente il pittore fiorentino ha dimostrato notevole interesse anche per una nuova tematica, realizzando tele in cui le sue sempre piacevoli figure, emergenti da uno spazio assoluto e associate a forme geometriche, giungono ad assumere valore di simbolo, concretizzando una poetica che coinvolge in unitaria dimensione estetica ed espressiva due diverse tendenze pittoriche contemporanee: la latente propensione alla allegoria surrealistica e la spontanea coincidenza con le più schiette tematiche della nuovissima corrente “Nuova Figurazione”, già realizzate dall’artista prima ancora della loro attuale formulazione.
Una poetica, questa, che sta approdando con particolare attenzione ai problemi più attuali: il pathos dell’uomo odierno, prigioniero di una eterna foresta che è la sua stessa vita.
Non sappiamo se Baldacci coltiverà ed approfondirà ulteriormente questa sua nuova ricerca.
In ogni caso, anche negli ultimissimi lavori, la figurazione anatomica è esattissima, il colore perfettamente dosato, le luci sicuramente distribuite: tutto quindi continua ad essere espressione di arte certa, sicura, consapevole.